Dopo lo tsunami PDF Stampa E-mail
Venerdì 14 Novembre 2008 14:52
Per noi italiani è alquanto difficile avere coscienza di cosa sia un Maremoto o, alla giapponese, Tsunami, proprio perché essendo abituati a rapportarci con il nostro placido Mediterraneo, non prendiamo in considerazione l'enorme potenza degli oceani e delle correnti o di tutti quei fenomeni che si presentano a centinaia di metri nelle profondità oceaniche. Nel 2004, come se fosse un incubo inconsapevole l'Oceano Indiano si trova scosso da un enorme terremoto, il più violento degli ultimi quarant'anni nella zona nord occidentale della costa di Sumatra, Indonesia. Le zone colpite dalla catastrofe nel giorno di S. Stefano furono l'Indonesia, lo Sri Lanka, l'India, la Thailandia, la Birmania, il Bangladesh, le Maldive, fino a toccare le lontane coste della Somalia e del Kenya.
Le onde anomale, di circa 15 metri d'altezza si abbatterono sulle coste di queste zone causando un enorme numero di vittime, 226 mila non contando ancora i dispersi. La maggiore causa di questa enorme tragedia fu l'impreparazione tecnica e logistica che avevano i paesi colpiti nel 2004. Gli Tsunami sono molto più frequenti nell'Oceano Pacifico (per questo le isole Hawaii sono state le prime a rendersi conto dell'imminente disastro), mentre l'ultimo Tsunami nell'oceano indiano era stato registrato nel lontanissimo 1883 a causa dell'esplosione del vulcano Krakatoa.
Ma a questo punto, la domanda risulta scontata, cosa è successo alle Maldive? Perché, a quanto pare, le isole sono state toccate solo marginalmente da questa catastrofe naturale?
Secondo le informazioni che ci sono giunte in tempo reale dai maggiori media, le Maldive sono state salvate, furono vittima solo di enormi allagamenti. I turisti, sono riusciti a mettersi in salvo semplicemente andando ai piani alti delle loro abitazioni o semplicemente spostandosi nell'entroterra della propria isola. E' chiaro che uno Tsunami, onda anomala provocata da un dissesto delle zolle tettoniche sottomarine, arriva con enorme potenza soprattutto se non trova ostacoli davanti a sé. Una volta arrivata in contatto con un pendio del terreno, che ovviamente sale dolcemente e gradatamente verso la riva, l'onda non può far altro che estendersi in altezza (a causa della resistenza del terreno alla parte frontale dell'onda): è questo che ha provocato il disastro nelle zone costiere dell'oceano indiano. Le Maldive si sono salvate per due motivi fondamentali relativi alla formazione della costa e del fondale marino. Il fondale è estremamente irregolare, non è infatti un dolce pendio dalle alte profondità oceaniche fino alla riva, sappiamo che ogni atollo poi è circondato dalla barriera corallina, che non permette alle correnti marine di interferire con l'habitat interno del Reef, se non attraverso dei piccoli canali. Il maremoto quindi, incontrando un fondale frastagliato e una barriera corallina molto corposa ha disperso la sua potenza distruttiva ed è giunta sino alla riva con altezze molto inferiori rispetto i 15 metri di onda anomala avvistata nelle altre zone vicine l'epicentro del sisma. Altro fattore molto importante, che ha salvato le Maldive dalla distruzione è stata la presenza considerevole di Mangrovie lungo quasi tutto il litorale delle isole. Le mangrovie, come abbiamo già spiegato nella pagina dedicata alla morfologia sono costituite da grovigli di radici, che dal basso verso l'alto formano come una sorta di reticolo: reticolo che ha protetto le coste dall'onda anomala.
Lo Tsunami però, entrato nella testa della collettività come evento catastrofico, in stretta correlazione con l'arcipelago maldiviano ha causato, oltre che danni ambientali, anche danni economici?
Oggi, è sicuro recarsi nell'arcipelago?
L'arcipelago non solo è sicuro (lo è stato già nel 2004) per le sue caratteristiche morfologiche, ma vuole a tutti i costi rilanciarsi a pieno nel mercato; molto velocemente è riuscito a riparare tutti i danni subiti e soprattutto a mettersi di nuovo in mostra come meta paradisiaca e lontana da qualsiasi problema. Una rinascita vera e propria resa possibile dalle strategie di marketing molto efficaci dei tour operator e anche dalla voglia dei turisti di lasciarsi il passato alle spalle.



LAST_UPDATED2