| Clima e territorio |
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| Venerdì 14 Novembre 2008 14:34 |
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L’agglomerato maldiviano è costituito da 26 atolli naturali, che a loro volta sono formati da qualche centinaia di isole, non tutte abitate. Le uniche che possono vantare una popolazione stabile sono 202, ma meno di un centinaio sono attrezzate per ospitare i turisti con resort, alberghi e villaggi. Tutto il resto dell’arcipelago è a piena disposizione degli amanti della natura e delle immersioni; le rimanenti isole infatti sono pressoché deserte, anzi a volte sono costituite semplicemente da banchi di sabbia finissima. Tutte le isole solitamente sono formate da una abbondante sabbia color panna, causata dall’erosione delle barriere coralline e (forse questo è poco carino a dirsi) dalla digestione di alcune specie ittiche che si nutrono di corallo. Nessuna isola supera la quota di due metri d’altezza sopra il livello del mare e nessuna, tra le mille che compongono l’arcipelago, offre sorgenti di acqua dolce. Solamente scavando profondi pozzi nelle isole più grandi è possibile raccogliere piccole quantità di acqua, filtrate dagli strati della sabbia sottile. L’unica isola a possedere riserve di acqua dolce è però Fua Malaku, la più grande di tutto l’arcipelago (collocata presso l’atollo di Gnaviyani), in cui sono presenti alcuni laghetti naturali. Come accennavamo precedentemente, ogni isoletta è situata all’interno di atolli; è possibile però che esse siano poste anche lungo la barriera oceanica che delimita l’atollo, zona utile per proteggere le acque interne, calme e calde, dalle forti correnti degli oceani. Queste barriere oceaniche permettono però anche il ricambio delle acque interne essendo interrotte in alcuni punti da dei veri e propri canali di scorrimento, denominati Pass (kandu nella lingua d’origine maldiviana). Infine va sottolineato che tutte le isole sono circondate da una barriera corallina propria che delimita la laguna circostante alla piccola oasi. Ma cos’è una barriera corallina? E’ molto importante avere un’idea di come sia strutturata per comprendere a fondo la morfologia del territorio maldiviano. Tutti i Reef (appunto barriere coralline) si trovano immerse nei mari tropicali, dove le acque sono più calde e poco profonde. Esse sono caratterizzate (come ci suggerisce anche il nome) dalla presenza di innumerevoli coralli che riescono a sopravvivere in acque che non scendano mai sotto i 18° e che non superino in nessun caso i 36°. Proprio per queste caratteristiche acquatiche l’ecosistema della barriera corallina è il più ricco al mondo: in esse vivono più di 5000 specie di pesci, 3000 di molluschi e 4500 tra crostacei ed echinodermi. Le Maldive, in tutta la loro ricchezza e in tutto il loro splendore sono appunto la zona corallina più famosa e visitata al mondo. Oltre ad essere stupendi alla vista, queste barriere coralline hanno un’importanza geologica notevole, soprattutto perché vanno a costituire uno degli ecosistemi più antichi del mondo. Per quanto riguarda il clima, le Maldive sono ogni anno raggiunte da monsoni nelle stagioni da dicembre ad aprile e da maggio a novembre. Il primo periodo (monsonico secco) è caratterizzato da piogge sparse e anche di debole entità. Al contrario il monsone umido (da maggio a novembre), porta con se piogge torrenziali estremamente frequenti: talvolta possono durare anche giorni interi! Il clima classico delle isole è particolarmente tiepido, spira sempre una leggera brezza (15 – 20 nodi) durante tutta la giornata; è molto raro che i venti si alzino a più di 40 nodi. Il mese più caldo in cui ovviamente bisogna ponderare (in base alla propria sopportazione) se partire o meno, è aprile. Nonostante il caldo elevato, tra i 26 i 36 gradi, la temperatura rimane costante grazie alla brezza monsonica. La temperatura dell'acqua in questo periodo è molto calda, addirittura fino ai 29 gradi centigradi (fuori dalle lagune, all'interno si possono raggiungere anche i 32°!). Il periodo più adatto per recarsi nell'arcipelago è tra la fine di dicembre e la fine di marzo. Al contrario si sconsiglia caldamente di partire da maggio a luglio (causa, periodo monsonico umido). E' pur sempre vero che a causa degli sbalzi climatici non è possibile prevedere con certezza assoluta in quale mese (e soprattutto in quale giorno) arriverà il monsone. |
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